Essere leader in un mondo VUCA: il contributo delle neuroscienze

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Essere leader in un mondo VUCA: il contributo delle neuroscienze

Novembre 21, 2018 Latest News 0

VUCA: molti di voi conosceranno già questo acronimo che è forse la più efficace sintesi della società contemporanea. Le quattro iniziali stanno per volatilità, incertezza, complessità e ambiguità.

Il nostro mondo, in effetti, corre veloce, talvolta più di noi. Sembra una scheggia impazzita e questa caratteristica accomuna vita privata e vita professionale.

Le agende di tutti noi esplodono, la tecnologia mobile ci fa percepire come sempre raggiungibili e operativi (che stress!), gli appuntamenti si accavallano e a tutti noi è capitato di pensare: mi servirebbe il dono dell’ubiquità!

Per i manager, cioè per chi deve gestire il proprio lavoro e quello di altre persone, tutto ciò rappresenta una sfida nella sfida.

A volte l’impressione è di non sapere proprio da dove iniziare, ma niente panico: è naturale che sia così. Per affrontare sfide nuove, servono competenze nuove.

Strutture a matrice, minaccia e precarietà

Molte aziende, soprattutto se di grandi dimensioni, sono fatte da strutture a matrice nelle quali si presentano spesso problemi di conflittualità che generano insicurezza, che moltiplicano il numero e la durata delle riunioni compromettendone l’efficacia e che dilatano i tempi decisionali.

Tutto ciò concorre ad aumentare quel senso di minaccia e precarietà che tanto spesso proviamo e che per il nostro cervello è tossico come un veleno.

Anche per questa ragione un leader dovrebbe imparare a sviluppare due meta-competenze cruciali: l’autoregolazione e la brain agility.
Una meta-competenza è tale in virtù del fatto che può attivarne altre. Vediamo cosa sono nel dettaglio:

  • L’autoregolazione è la facoltà di mantenere lucidità e focus anche nelle situazioni difficili. È la capacità di costruire relazioni di fiducia permettendo a chi lavora con noi di esprimere al massimo il proprio potenziale
  • La brain agility ha a che fare con la capacità di cambiare: dismettere vecchie abitudini disfunzionali e acquisirne altre, permettendoci di migliorare efficacia ed efficienza del nostro agire. In una parola: brain agility significa imparare a imparare.

Un progetto ambizioso? Senz’altro, ma imparare si può.

Buone notizie: siamo molto più giovani di così!

La neuroplasticità è una cruciale scoperta delle neuroscienze ed è riuscita a smentire la vecchia consolidata credenza secondo la quale il nostro cervello inizia a invecchiare poco dopo l’adolescenza.

La realtà è più complessa e più affascinante di quanto pensiamo: comportamenti, pensieri ed emozioni sono il risultato di numerosi intrecci tra circuiti neurali. Questi hanno una singolare analogia con i muscoli: si rinforzano con l’allenamento e si indeboliscono con l’inattività.

Le più recenti stime indicano in circa 86 miliardi il numero di neuroni del cervello umano: in un ufficio di 4-5 persone, il numero totale di neuroni è paragonabile al numero di stelle della Via Lattea, compreso tra 200 e 400 miliardi!

Il nostro cervello è plastico: abbiamo la possibilità di trasformarlo, come creta nelle mani, in virtù dei nostri comportamenti e di un allenamento costante.

Ecco dunque una seconda, più pregnante definizione di brain agility:

apprendere ad apprendere significa imparare a modificare i nostri circuiti neurali o a crearne di nuovi.

Questa competenza ci viene in aiuto quando ci troviamo ad affrontare sfide totalmente nuove, senza un pregresso al quale fare riferimento. Ci permette di rinnovare costantemente il nostro modo di pensare, di agire, di sentire, di surfare sulle onde dei continui cambiamenti che, altrimenti, rischiano di travolgerci.

Cambiare è possibile. Le neuroscienze aprono nuove possibilità ai leader che vogliono vincere le sfide in un mondo VUCA.

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