Mantenere il controllo in condizioni di stress? È possibile, se sai come fare

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Mantenere il controllo in condizioni di stress? È possibile, se sai come fare

Ottobre 22, 2018 Latest News 0

 

I nostri ritmi sono frenetici. La nostra vita professionale non si lascia confinare nella gabbia delle otto ore canoniche.

Al contrario! Quante volte il lavoro divora il tempo libero, il tempo dedicato alla famiglia e allo svago, addirittura al sonno… Lo stress può crescere fino a trasformarsi in un senso di ansia e generare così un forte disagio.

Se anche tu hai vissuto una situazione simile sappi che non sei solo/a.

I dati parlano chiaro: due italiani su cinque sono talmente stressati dal loro lavoro che desidererebbero cambiarlo (fonte: indagine WorkForce Europe 2018 condotta su un panel di 1.300 lavoratori dipendenti in Italia).

Le conseguenze tipiche sono disturbi del sonno o addirittura la necessità di ricorrere a farmaci.

Una cattiva e una buona notizia

La sedia della scrivania scotta, l’ufficio diventa opprimente come una prigione, non tolleriamo più la vista dei colleghi e il desiderio di catapultarci in un’altra dimensione è così impellente da farci perdere la lucidità.

La cattiva notizia è che in questi casi la maggior parte delle persone applicano strategie che non funzionano nel medio-lungo periodo: sopprimere l’emozione, lamentarsi, cercare distrazioni.

C’è anche una buona notizia: attraverso un allenamento costante possiamo imparare ad autoregolarci in condizioni di pressione, difficoltà, incertezza, confusione relazionale e organizzativa, forte complessità. Vediamo come.

Scopriamo dove e come nasce lo stress

A che cosa ci serve comprendere il funzionamento del cervello umano?

Il sistema limbico, nel quale l’amigdala svolge un ruolo primario, cataloga istantaneamente ogni stimolo come “ricompensa” o “minaccia”, al fine di salvaguardare la sopravvivenza. Quando rileva una minaccia, attiva delle reazioni organiche che hanno lo scopo di prepararci ad affrontare il potenziale pericolo. 

Se non tutti i nostri antenati sono finiti tra le fauci di qualche predatore è grazie a questi automatismi.

C’è tuttavia una controindicazione: se sovraeccitato, il sistema limbico funziona in maniera antagonistica rispetto alla corteccia prefrontale, che è sede del pensiero razionale e della pianificazione strategica.
Riducendo la questione ai minimi termini: un’eccessiva e prolungata attivazione limbica riduce la possibilità di rimanere lucidi, incide sulle facoltà mnemoniche e, nel tempo, può addirittura portare a conseguenze sul sistema immunitario.

Qualche consiglio di rapida applicazione

Il cervello è un organo plastico: i nostri comportamenti possono cioè modificare i circuiti neurali e le relative reazioni elettriche e chimiche.

Forse, così espresso, il concetto risulterà un po’ astratto. Un esempio potrà essere utile. Chi di noi ha la patente ricorda bene quanto difficile fosse, durante le prime lezioni di scuola guida, coordinare piedi (freno, frizione e acceleratore), mani (volante, comandi e leva del cambio) e vista (strumentazione all’interno dell’abitacolo, traffico all’esterno). Ricorderete anche che dopo qualche lezione l’automatismo di gesti e pensiero si era già stabilizzato. Nessun guidatore esperto pensa “Giù la frizione, cambio marcia, torno ad accelerare.” Lo fa e basta. Proprio di questo stiamo parlando.

Anche per il controllo dello stress possiamo apprendere delle strategie e allenarci nel metterle in atto fino a raggiungere, anche in questo ambito, un automatismo.

Per iniziare ecco un semplice esperimento che potrete mettere in pratica quando sentite che… vi è “partito l’embolo”. Fermatevi. Respirate profondamente e lentamente. Focalizzate la vostra attenzione proprio sull’atto, di solito involontario, di respirare. Cercate ora di dare un nome all’emozione che state provandoAvrete così stimolato l’attività della corteccia prefrontale e indebolito l’attivazione limbica.

 

Un approccio di più ampio respiro

Per approcciare la questione in maniera più organica e per avere risultati duraturi è utile iniziare un percorso di allenamento nel tempo. Solo così si diventa consapevoli dei meccanismi alla base dei comportamenti, si riconoscono le reazioni istintive disfunzionali e si impara a utilizzare strategie di autoregolazione efficaci, abbandonando quelle non efficaci.

Quello che stiamo sperimentando nelle aule ha un fil rouge: capire come si attiva la consapevolezza dei nostri comportamenti più istintivi e scegliere la giusta strategia per azzerare i danni delle reazioni.

Tutto il resto lo fa il costante lavoro sul campo, quelle piccole azioni che giorno dopo giorno sollecitano il nostro cervello, creano nuovi circuiti neurali e, quando sufficientemente solidi, si sostituiscono ai vecchi.

E voi? In che misura riuscite a gestire lo stress e quali strategie utilizzate? 

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